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Secondo la narrazione della Genesi, l'uomo che il Signore crea e pone nel giardino di Eden è un adulto, a cui Egli parla e dà dei comandi e per il quale crea una compagna perché non sia solo.
Non stupisce che un essere senza infanzia non possa rimanere innocente e sia fatalmente destinato alla colpa e al peccato.
Forse il pessimismo che condanna l'Occidente cristiano a rimandare sempre al futuro felicità e compimento proviene da questa singolare carenza, che fa di Adamo un essere costitutivamente privo d'infanzia.
Ed è forse per questa mancanza più originale di ogni peccato che, da una parte, l'infanzia è per ciascuno di noi il luogo della nostalgia dell'impossibile felicità e, dall'altra, nell'organizzazione sociale, una condizione difettiva, che bisogna ad ogni costo disciplinare e ammaestrare.
E se la psicanalisi vede nel bambino il soggetto nascosto di ogni nevrosi, ciò è forse proprio perché da qualche parte agisce in noi il paradigma adamitico di un uomo senza infanzia.
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