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di
Margherita Furlan
15 Aprile 2026
dal Sito Web
Strategic-Culture

© Photo: Public domain
La
rivista del Partito comunista
ridefinisce la strategia commerciale.
Il
quotidiano economico di Stato
respinge
la narrativa
dello
"shock cinese"...
La principale pubblicazione teorica del Comitato centrale del
Partito comunista cinese ha compiuto un passo che, nel linguaggio
politico di Pechino, equivale a un cambio di rotta ufficiale.
Qiushi, "Cercare la verità", la rivista
che da decenni anticipa le svolte della dirigenza, ha pubblicato
nella sua ultima edizione un commento in cui definisce il modello di
crescita trainato dalle esportazioni "insostenibile" per un'economia
delle dimensioni di quella cinese, in un contesto globale segnato
dal protezionismo crescente e dalle tensioni geopolitiche. 1
Il testo, pubblicato il primo aprile, è di una franchezza inusuale
per gli standard della comunicazione del Partito.
Qiushi riconosce che le condizioni di base
e l'ambiente interno ed esterno che modellano la bilancia
commerciale cinese,
"stanno subendo cambiamenti profondi", mentre
"le debolezze strutturali nel settore del commercio estero
restano pronunciate". 2
In concreto:
il contributo domestico al valore aggiunto
delle esportazioni è ancora relativamente basso, la
competitività nella manifattura ad alto valore aggiunto e nelle
tecnologie critiche è debole, e il commercio di servizi e
l'integrazione dei mercati regionali richiedono un rafforzamento
urgente.
La rivista descrive la transizione verso un
commercio più equilibrato come un "aggiustamento strategico
proattivo" intrapreso dalla dirigenza del Partito in risposta ai
cambiamenti nel panorama economico. 3
Precisa tuttavia che riequilibrare non
significa perseguire un pareggio statistico né rinunciare a
esportare, ma,
"ridurre moderatamente il surplus ampliando
le importazioni e ottimizzando la struttura degli scambi".
Non si abbandona la vocazione esportatrice:
si cerca una sinergia tra acquisti e vendite,
tra mercato interno e mercati esteri.
L'offensiva
Mediatica - Lo "Shock Cinese" come "Falsa Narrazione"
Parallelamente all'autocritica calibrata di Qiushi, la
macchina comunicativa di Stato ha lanciato un'operazione difensiva
altrettanto significativa.
L'Economic Daily, il quotidiano economico
ufficiale, ha pubblicato due editoriali in prima pagina in due
giorni consecutivi, il primo e il 2 aprile, per respingere
frontalmente la narrativa occidentale del cosiddetto "shock cinese
2.0" e del presunto rallentamento dell'economia di Pechino.
4
Il primo editoriale ha definito
l'obiettivo di crescita 2026, fissato tra il 4,5 e il 5 per
cento (il più basso dal 1995), 5 come "il più
ambizioso al mondo" rispetto alla previsione della Banca
Mondiale del 2,6 per cento di crescita globale. 6
Un obiettivo che riflette, secondo il
giornale,
"la compostezza strategica e l'acume
politico" della leadership nel perseguire uno sviluppo
stabile e di lungo periodo.
Il secondo editoriale ha
attaccato direttamente il concetto di "shock cinese",
definendolo una "falsa proposizione" nata dall'ansia
occidentale.
Il vero problema dell'economia globale, secondo
l'Economic Daily, non sono le esportazioni cinesi, ma il
protezionismo crescente:
un ribaltamento completo della narrazione
prevalente a Washington e Bruxelles.
La scelta dell'obiettivo è presentata come un
esercizio di equilibrio:
-
un traguardo troppo aggressivo
rischierebbe di produrre una cattiva allocazione delle
risorse e di minare gli obiettivi di lungo termine del
Quindicesimo Piano quinquennale (2026-2030) 7
-
uno troppo cauto non sosterrebbe
l'aggiornamento industriale e l'innovazione tecnologica
La fascia 4,5-5 per cento è definita una "fascia
ragionevole".
Il Contesto - Surplus record, Dazi
e Transizione Forzata
Le due operazioni comunicative, quella autocritica di Qiushi
e quella difensiva dell'Economic Daily, vanno lette in
controluce rispetto ai dati reali dell'economia cinese.
Nel 2025 il surplus commerciale cinese ha superato i 1.200 miliardi
di dollari, un record storico. 8
Le esportazioni nei primi due mesi del 2026
sono cresciute del 22 per cento su base annua, con un commercio
estero complessivo in aumento del 18,3 per cento a 7.730
miliardi di yuan. 9
L'economia ha raggiunto il 5 per cento di
crescita nel 2025, un ritmo superiore a quello di qualsiasi
grande economia occidentale, ma trainata in larga parte proprio
da quelle esportazioni che la stessa leadership definisce ora
"insostenibili" come motore primario.
Il problema strutturale è noto:
la crisi immobiliare, che ha cancellato
centinaia di migliaia di posti di lavoro e depresso i consumi
interni, ha costretto Pechino a compensare con la produzione
industriale orientata all'esportazione.
Ma questo modello genera sovrapproduzione,
comprime i margini delle imprese cinesi stesse, il fenomeno che le
autorità chiamano nei juan, 10 e alimenta
le reazioni protezioniste nei mercati di destinazione.
I dazi statunitensi su alcune categorie
merceologiche cinesi superano oggi il cento per cento. 11
La lettura Geopolitica
Pechino sta compiendo due operazioni simultanee, apparentemente
contraddittorie ma in realtà complementari.
Da un lato, prepara la propria economia alla
transizione dai volumi al valore.
Il Quindicesimo Piano quinquennale continua a
dare priorità all'autosufficienza tecnologica, con
l'intelligenza artificiale menzionata oltre cinquanta volte nel
documento, 12 e alla costruzione di un
"sistema industriale moderno" che sposti la competitività cinese
dai beni di consumo a basso costo verso semiconduttori,
aerospazio, biomedicina e energie rinnovabili.
Dall'altro, costruisce una narrativa difensiva contro le accuse
occidentali di concorrenza sleale e sovrapproduzione che
alimentano l'ondata protezionista.
Il messaggio è duplice:
"stiamo già cambiando modello" e "il vostro
protezionismo è il vero problema".
In altre parole:
la Cina non sta ammettendo un
fallimento.
Sta riposizionando il proprio modello
prima che il contesto esterno lo faccia al posto suo.
È la differenza tra una ritirata e un
ri-dispiegamento strategico...
Per chi segue la
transizione multipolare e la
dinamica
dei BRICS, il segnale è chiaro:
la seconda economia mondiale sta riscrivendo
le regole del proprio inserimento nel commercio globale.
E lo fa, come sempre accade in Cina,
annunciandolo prima sulle pagine della rivista del Partito.
Riferimenti
-
Qiushi Journal, Comitato Centrale
del PCC, aprile 2026. Si veda anche: South China Morning
Post, "Qiushi reaffirms China's trade-rebalance push, calls
old export-led growth 'unsustainable'", 1 aprile 2026.
-
Ibidem. Il testo originale recita: "The
underlying conditions, and both domestic and external
environment shaping China's trade balance, are undergoing
profound changes, while deep-seated weaknesses in the
foreign trade sector remain pronounced."
-
China.org.cn, "China signals fresh push
for balanced foreign trade", 4 aprile 2026.
-
Economic Daily (Pechino), editoriali in
prima pagina del 1 e 2 aprile 2026. Si veda: South China
Morning Post, "'China shock 2.0' is a false narrative born
of Western anxiety: Chinese media", 2 aprile 2026.
-
Banca Mondiale, Prospettive economiche
globali, gennaio 2026: previsione di crescita mondiale al
2,6 per cento.
-
CNBC, "China sets its lowest annual
growth target on record at 4.5% to 5%", 5 marzo 2026. Il
target è il più basso dal 1991.
-
Quindicesimo Piano quinquennale della
Repubblica popolare cinese (2026-2030), approvato
dall'Assemblea nazionale del popolo, marzo 2026.
-
Commissione di revisione economica e di
sicurezza USA-Cina, Bollettino Cina, 2 aprile 2026.
-
CNBC, dati doganali cinesi: esportazioni
in crescita del 22 per cento nei primi due mesi del 2026;
commercio estero complessivo a 7.730 miliardi di yuan (+18,3
per cento).
-
Goldman Sachs Research, "China's Economy
is Forecast to Grow Faster Than Expected in 2026", novembre
2025. Surplus commerciale 2025 superiore a 1.200 miliardi di
dollari.
-
Il termine nei juan (内卷) indica la
competizione distruttiva tra imprese che, in un contesto di
sovrapproduzione sussidiata, riducono i prezzi fino a
comprimere i margini dell'intero settore.
-
Commissione di revisione economica e di
sicurezza USA-Cina, cit. Il Piano quinquennale menziona
l'intelligenza artificiale oltre cinquanta volte.
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