|
di Sandro Moiso Storia e Futuro dell'Ordine Mondiale
Perché la
civiltà globale sopravvivrà al declino dell'Occidente.
L'America sta morendo: è solo un'idea
sopravvissuta alla sua utilità...
Non vi può essere dubbio alcuno sul fatto che oggi ci si trovi, a livello planetario, in un'età di transizione, ovvero di passaggio da,
Un momento storico che se da un lato suscita le peggiori paure e forme di aggressività all'interno di formazioni sociali ed economiche un tempo soddisfatte dalla loro posizione di predominio, dall'altro agita le speranze non solo dei governi e delle classi dirigenti, ma anche dei popoli e delle classi sociali meno abbienti che si riconoscono negli interessi dei nuovi "competitor" scesi nel circo delle relazioni di potere internazionali.
Nuovi protagonisti di giochi gladiatori di cui le
varie forme di conflitto andate sviluppandosi sempre più rapidamente
e su scala sempre più vasta negli ultimi anni sono la diretta
emanazione. Indipendentemente dalle considerazioni su chi abbia
aggredito l'altro o viceversa.
Così i faraoni egizi legittimavano la propria autorità presentandosi come forza di ma'at (ordine o armonia) che trionfava su isfet (caos o violenza).
Negli antichi racconti sumeri, gli dei stessi ristabilivano l'ordine cosmico punendo i terrestri "chiassosi" e violenti e mandando loro inondazioni, malattie e morte.
L'ideologia dell'Impero achemenide di Persia, fondato da Ciro il Grande, poggiava sulla dualità zoroastriana tra asha (ordine cosmico) e druj (caos e disordine).
Uno dei miti cardine della civiltà indù contrappone i Deva (le forze divine dell'ordine) agli Asura (le forze demoniache del caos e dell'oscurità) in un'eterna lotta per la luce e la tranquillità.
Pur evolutasi separatamente dal sistema di
credenze indoeuropeo, la civiltà cinese, guidata dagli ideali
confuciani e taoisti, ha estremizzato il bisogno di armonia sociale,
equilibrio e stabilità per far fronte al disordine, e l'impatto di
tale logica permane ancora oggi.
...la cui mancanza di principi islamici e di sicurezza per i musulmani autorizza a farne un bersaglio di aggressione e assimilazione.
Gengis Khan e i suoi successori invocavano
l'"eterno Cielo blu" (tengri), il concetto mongolo di
Cielo, per legittimare la propria autorità di governo, che
consisteva nell'imporre l'ordine sul caos.
Più a nord, i sovrani aztechi sfruttavano il timore del caos e il bisogno di ordine, procurato dal dio del sole Huitzilopochtli, per giustificare il domino interno e le conquiste all'estero. 1
A ricordarcelo è lo storico Franco Cardini che, nella sua Prefazione all'edizione italiana del testo in questione, sottolinea come abbia impressionato molti, nel dicembre 2025:
Una storia, quindi che non solo nasce con l'invenzione della scrittura, modalità narrata da secoli e già di per sé escludente per una infinità di società "altre" che della scrittura hanno potuto fare a meno, ma addirittura dalla reinvenzione occidentale del mondo.
Possibilmente a sua immagina e somiglianza.
Una rifondazione del mondo che si è avvalsa tanto delle figure di Cristo, Platone e Aristotele quanto di quelle di,
...per fornire una lettura in cui i primi tre avrebbero, secoli addietro, fondato i valori etici e morali del mondo occidentale figlio della cultura greca e i secondi rappresentato gli scopritori, se non addirittura gli inventori, di un mondo che non avrebbe altrimenti avuto coscienza di sé.
Così, come afferma ancora Cardini:
Ma, oggi, l'Occidente appare in declino e
l'assertività del suo ordine e delle sue ipotesi e illusioni
economiche, filosofiche, politiche e sociali viene sempre più messa
in discussione non soltanto dai fatti (guerre, crisi economiche
ricorrenti, instabilità politica e ascesa di nuove grandi potenze,
come la Cina o l'India), ma anche da un'ondata di nuovi studi
prodotti sia nelle sue università che in quelle dei paesi un tempo
dipendenti dalle sue scelte.
Cosa che insieme alle contraddizioni ormai
esplose e ad un ordine in via di implosione, fa temere a molti
l'avvento di un'era di caos globale.
Per questo motivo, ripercorrendo cinquemila anni di vicende umane, Amitav Acharya, mostra che un ordine mondiale esisteva ben prima dell'ascesa occidentale.
Così, come si è già visto più sopra,
Rivelando come l'ordine non coincida obbligatoriamente con il dominio di un solo polo.
Da qui la tesi centrale del libro: anche se l'Occidente arretrerà, l'ordine potrebbe perdurare ancora a lungo.
Così, invece di cedere ai timori apocalittici sulla fine della civiltà, Acharya invita l'Occidente a imparare dal passato e a cooperare con le nuove potenze per forgiare un ordine condiviso, capace di affrontare sfide comuni - guerre, sicurezza energetica, disuguaglianze - senza ricadere nelle contrapposizioni tra blocchi.
Nel tentativo di andare oltre le interpretazioni geopolitiche convenzionali, Storia e futuro dell'ordine mondiale cerca di offrire una differente prospettiva storica per comprendere il presente e orientarsi nel mondo che viene.
Rassicurando, in tal modo, sia le élite intellettuali che le borghesie delle potenze emergenti, oltre che di quelle declinanti, sulla possibile continuità del mantenimento, senza scosse troppo violente, degli attuali rapporti di produzione, di scambio e di valorizzazione.
...ma anche se è sacrosanto e necessario smontare pezzo a pezzo l'autentica narrazione tossica su cui si è basata la giustificazione del predominio occidentale e del cosiddetto "fardello dell'uomo bianco", che tanto ha contribuito ad avvelenare anche i principi del socialismo a cavallo tra XIX e XX secolo e poi ancora successivamente, è anche vero che la narrazione della storia per imperi, civiltà e popoli, siano essi asiatici, mesoamericani o africani, di religione mussulmana o altra ancora, rischia di riproporre gli stessi errori, le stesse illusioni e confermare i rapporti d classe già contenuti in ciò che, solo in apparenza, si vorrebbe cancellare definitivamente.
Considerato che la continuità della pace dovrebbe
basarsi sul mantenimento della pace sociale tra le classi, il
cui sovvertimento rappresenta l'unico vero disordine e caos temuto
dalle classi possidenti detentrici del potere e degli strumenti
repressivi dello Stato.
Mentre invece l'insistita richiesta del suo avvento da parte di molti stati interessati (BRICS, Turchia, stati del Golfo, Iran etc.) sembra preludere ad un più serrato confronto, anche e forse soprattutto militare, non soltanto con la Vecchia Europa e gli Stati Uniti, ma anche,
In cui un apparente moto di rivolta anti o post-coloniale può nascondere il tentativo di coinvolger negli interessi del capitale nazionale o di quello transnazionale le moltitudini degli oppressi.
Così, pur apprezzando sinceramente l'enorme sforzo condotto da Amitav Acharya per ricostruire una storia millenaria di rapporti politici diversi e più complessi tra stati, regni e imperi del passato: ...come già detto più sopra...
Occorre cogliere come oggi una grande quantità di
studi post-coloniali sia prodotta proprio da studiosi originari del
Sub-continente indiano, in cui il nazionalismo del premier Modi
e del suo partito dimostra come non solo non vi siano grandi
interessi comuni tra proletariato e borghesia di
quella vasta area prossima ormai ai due miliardi abitanti che,
grazie anche al frutto avvelenato lasciato in dono dal
colonialismo inglese nel 1947 con la ripartizione tra
India (induista) e Pakistan (mussulmano),
rischia di dover affrontare conflitti spietati per il controllo
della regione oggi e, domani, con la Cina per il controllo del
mercato mondiale.
Considerato che gli imperi, i regni e gli stati sono sempre e solo la manifestazione del dominio di classe da parte di una ristretta élite, sia questa economica, militare, religiosa o peggio ancora etnica, sulla maggioranza della popolazione e dei meno abbienti.
Uomini o donne che siano...
|