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di Giorgio Agamben
"Idea
della Prosa" Pag. 49, 2013
Il loro gesto di pace era, cioè, quello stesso che, nelle contrattazioni dei mercati e delle fiere paesane, sancisce il raggiungimento dell'accordo.
Ma il termine che, per i latini, indicava lo stato che da quel patto derivava non era pax, ma otium, le cui incerte corrispondenze nelle lingue indoeuropee,
...convergono verso la sfera semantica del vuoto e dell'assenza di finalità.
Un gesto di pace potrebbe essere, allora, soltanto un gesto puro, che non vuol dire nulla, che mostra l'inattività e la vacuità della mano.
E tale è, in effetti, presso molti popoli, il gesto del saluto; ed è, forse, proprio perché la stretta di mano è, oggi, semplicemente un modo di salutarsi, che, chiamati dal sacerdote, i fedeli fanno inconsapevolmente ricorso a questo gesto incolore.
Ogni lotta fra gli uomini è, infatti, lotta per il riconoscimento e la pace che segue a tale lotta è soltanto una convenzione che istituisce i segni e le condizioni del mutuo, precario riconoscimento.
Una tale pace è sempre e solo pace delle nazioni e del diritto, finzione del riconoscimento di un'identità nel linguaggio, che proviene dalla guerra e finirà nella guerra.
Essa è il cielo perfettamente vuoto dell'umanità,
l'esposizione dell'inapparenza come unica patria degli uomini.
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