di Ivan Petricevic

05 Maggio 2018

dal Sito Web Ancient-Code

traduzione di Claudiordali

Versione originale in inglese

 

 

 

 

 

 

 

Analizzando gli antichi manoscritti e i dati raccolti dagli astronomi Anglo Sassoni, abbinandoli con quelli odierni della NASA e di altre agenzie spaziali, gli esperti della Queen's University sperano di restringere la posizione dell'elusivo Pianeta Nove (ex Pianeta X o 10).

 

Nel lontano passato, gli antichi astronomi individuarono innumerevoli cose nel cielo notturno.

 

Ad esempio, migliaia di anni fa, gli antichi egizi scoprirono una stella situata a 92 anni luce di distanza.

 

In un precedente articolo è stato riportato uno studio degli scienziati dell'Università di Helsinki, in cui è stato analizzato un antico papiro egizio ed è stato scoperto che si tratta del più antico testo storico conservato, riguardante le osservazioni ad occhio nudo di una stella variabile situata a 92 anni luce di distanza, la stella binaria a eclisse chiamata Algol.

 

 

Una rappresentazione

della “Cometa di Halley” del 1145.

Immagine della Queen's University di Belfast

 

 

Ora, gli scienziati della Queen's University di Belfast credono che le tracce di polvere e gas nel cielo notturno, avvistate dagli astronomi Anglo Sassoni, possano fornire la prova del misterioso Pianeta Nove.

 

Nel 2016, gli astronomi del Caltech hanno pubblicato uno studio che riportava l'esistenza di un pianeta non ancora scoperto, situato nelle parti più esterne del nostro sistema solare.

 

Si stima che il Pianeta Nove abbia dieci volte la massa della Terra e da due a quattro volte il suo diametro.

Secondo gli astronomi del Caltech, il Pianeta Nove ha un'orbita imponente, il che significa che ci vogliono tra 10.000 e 20.000 anni per fare un solo passaggio intorno al sole.

 

Tuttavia, bisogna dire che gli astronomi discutevano anche prima del 2016, riguardo l'esistenza di un pianeta malandrino ai margini del nostro sistema solare. Nonostante tutte le ricerche di questo pianeta elusivo, gli astronomi della Terra non sono ancora riusciti a trovarlo.

 

In base alle notizie riportate a gennaio del 2016, l'astronomo Michael Brown insinua che ci sia una probabilità del novanta per cento che questo pianeta possa esistere per davvero.

 

Gli astronomi dicono che l'esistenza di un tale mondo alieno spiegherebbe lo strano modo in cui si muovono gli oggetti distanti nello spazio.

 

 

Questo è l'Arazzo di Bayeux

che mostra una rappresentazione della Cometa di Halley del 1066.

Ora, gli esperti della Queen's University di Belfast

dicono che le tracce di polvere e gas nel cielo notturno,

documentate dagli antichi astronomi anglosassoni,

possano contenere le prove dell'elusivo Pianeta Nove.

Immagine di Wikimedia Commons.

 

 

Dal momento che il Pianeta Nove è sempre sfuggito alla scoperta, gli scienziati della Queen's University credono che le antiche raffigurazioni delle comete nel Medioevo possano fornire dei dati fondamentali sull'ubicazione del misterioso pianeta alieno.

 

Gli esperti credono che, per investigare gli effetti di un tale mondo e individuarlo nel cielo, insieme ai moderni metodi scientifici debbano essere usati anche gli antichi resoconti Anglo Sassoni.

 

Secondo gli storici medievali e gli astronomi della Queen's University, potremmo imparare a conoscere l'enigmatico pianeta esplorando la comprensione anglosassone del Cosmo.

 

Gli esperti associano le documentazioni sulle comete individuate dagli astronomi Anglo Aassoni, assieme alle immagini contemporanee degli oggetti spaziali, compresi i dati ottenuti dalla NASA e dalla Northern Ireland Amateur Astronomy Society.

 

Associando i dati odierni con i resoconti antichi, i ricercatori ritengono di poter restringere la posizione del Pianeta Nove.

"Questo progetto di ricerca rinegozia il significato e l'importanza della scienza medievale, e dimostra come le annotazioni medievali delle comete possano aiutare a testare la teoria dell'esistenza del fantomatico "Pianeta Nove"."

Gli esperti spiegano che:

"Guardando le documentazioni sulle comete in inglese antico, in latino, in irlandese antico e i testi russi, miriamo a dimostrare che le popolazioni dell'Alto Medioevo documentarono effettivamente delle vere osservazioni astronomiche, riflettendo il loro interesse per la cosmologia e la comprensione dei cieli.

 

L'idea di questo studio è nata dal forte desiderio di contestare l'assunzione e la percezione della mancanza di indagine scientifica nell'Alto Medioevo, periodo comunemente chiamato con il nome di 'Secoli Bui'."

 

Il Dr. Pedro Lacerda, un astrofisico ed esperto della Queen's sulle comete e il sistema solare, ha aggiunto:

"È fantastico poter utilizzare dei dati che hanno circa un millennio, per indagare su una teoria attuale. Per me è uno degli aspetti più affascinanti del nostro progetto".

 

"Tutte le forti indicazioni sul fatto che il "Pianeta Nove" possa avere a che fare con gli avvistamenti delle comete registrati nel Medioevo, saranno dei risultati unici e sicuramente avranno un notevole impatto sulla nostra comprensione del sistema solare."

 

 

 

Riferimenti