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Vladimir Putin ha rovesciato la narrazione occidentale: le sanzioni non hanno piegato la Russia, ma l'hanno spinta a rafforzare competenze interne, diversificare i partner e accelerare la costruzione di un'economia multipolare....
Le sanzioni, ha spiegato il Presidente russo,
La dichiarazione di Putin, dunque, non nega l'impatto delle restrizioni, ma lo ricolloca dentro un processo storico più ampio:
Il leader russo ha inoltre aggiunto che la Russia
non intende abbandonare la cooperazione futura e che, insieme ai
partner di altri Paesi, potrà conseguire risultati positivi.
Non hanno provocato il collasso dell'economia russa, non hanno isolato Mosca, non hanno costretto il Cremlino ad accettare la logica dell'ultimatum occidentale e non hanno impedito alla Russia di rafforzare nuove direttrici commerciali, tecnologiche e finanziarie.
Al contrario, come ha affermato lo stesso Putin,
...con un riferimento diretto ai costi subiti dai
Paesi europei a causa dell'interruzione delle relazioni
energetiche e del congelamento degli asset russi.
Secondo Putin, alcune aziende russe si erano appoggiate per anni ai risultati delle imprese occidentali di servizi, soprattutto statunitensi.
Quando quella porta è stata chiusa, le imprese russe hanno iniziato a sviluppare propri centri di ingegneria, in alcuni casi con risultati molto positivi.
Privando la Russia dell'accesso a determinate
forniture o competenze, l'Occidente ha immaginato di bloccare interi
settori produttivi; in realtà ha accelerato la sostituzione
tecnologica e la creazione di capacità interne.
Putin ha spiegato che la Russia, in passato, aveva cooperato attivamente con imprese straniere, in particolare statunitensi, ma che oggi sta aumentando le proprie competenze anche in questo ambito.
La scelta occidentale di colpire il settore energetico russo ha dunque prodotto un effetto diverso da quello auspicato: invece di rendere Mosca strutturalmente dipendente da tecnologie esterne, ha spinto il Paese a sviluppare le proprie soluzioni.
In questo senso, la Russia non ha semplicemente "resistito" alle sanzioni,
La stessa struttura dell'economia russa appare meno fragile di quanto sostenuto dalla propaganda occidentale.
Putin ha ricordato che la dipendenza dell'economia e del bilancio russo dai ricavi di petrolio e gas è diminuita in modo significativo negli ultimi anni.
Secondo i dati da lui richiamati, la componente petrolifera e del gas nel PIL russo, che in passato superava il 40%, si colloca oggi intorno al 23%.
Questa trasformazione riduce la credibilità della rappresentazione di una Russia ridotta a semplice "stazione di servizio" che fornisce materie prime e mostra invece una traiettoria più articolata, nella quale,
...vengono integrati in una strategia di
adattamento.
Putin ha infatti affermato che la Russia registra uno dei tassi di disoccupazione più bassi tra i Paesi industrialmente sviluppati, intorno al 2,2% della popolazione economicamente attiva, confrontandolo con,
Naturalmente un basso tasso di disoccupazione non
esaurisce il giudizio complessivo su un'economia, ma è difficilmente
compatibile con l'immagine di un Paese paralizzato dalle sanzioni e
privo di capacità produttiva.
Il vicepremier Aleksej Overčuk ha affermato allo SPIEF che l'economia russa si è riorientata verso i Paesi dell'Est e del Sud Globale e che circa il 79% del commercio russo si svolge oggi con queste nazioni.
Se dunque l'Occidente ha provato a trasformare le proprie sanzioni in una forma di isolamento universale, gran parte del resto del mondo non ha accettato di subordinare i propri interessi alla disciplina euro-atlantica.
La Russia ha così accelerato il proprio inserimento in reti alternative, dal rapporto con la Cina all'approfondimento dei legami con l'India, dall'Africa al Medio Oriente, dall'Asia centrale al Sud-Est asiatico.
Putin ha ricordato che la Federazione Russa continua a scambiare tecnologie e informazioni con partner affidabili e amici, includendo espressamente le imprese cinesi.
Ha definito la cooperazione tra Russia e Cina in questo ambito,
...riprendendo alcune formule spesso ripetute proprio dalla diplomazia cinese.
Anche qui il risultato delle sanzioni si rivela essere opposto a quello perseguito:
L'India rappresenta un altro esempio concreto di diversificazione per Mosca, nonostante le continue minacce di Washington nei confronti di Nuova Delhi.
Putin ha dichiarato che la Russia sta aumentando le forniture energetiche al mercato indiano e più in generale all'Asia, sottolineando che i due Paesi continueranno anche a scambiarsi soluzioni tecnologiche.
Anche in questo caso, la pressione occidentale non ha eliminato il ruolo internazionale dell'energia russa, ma ne ha modificato la geografia:
Come se non bastasse, le sanzioni hanno prodotto anche un effetto di delegittimazione delle valute occidentali.
Nel suo discorso, Putin ha infatti sostenuto che le sanzioni e il congelamento delle riserve internazionali russe da parte dell'Occidente hanno inciso in modo irreversibile sulla posizione del dollaro e dell'euro.
La conseguenza è l'accelerazione della ricerca di
valute nazionali, piattaforme alternative e meccanismi di pagamento
autonomi, nell'ambito della cosiddetta "dedollarizzazione"
dell'economia globale.
A tal proposito, Putin ha definito "miope" la politica aggressiva della burocrazia di Bruxelles, sostenendo che essa porta a un'ulteriore perdita di posizioni dell'UE nell'economia globale e mina la sicurezza regionale e internazionale.
Per il nostro continente, in particolare, la questione energetica resta il cuore del problema.
Come noto, l'Europa ha rinunciato a una fonte stabile e relativamente conveniente di energia russa nella convinzione che la Russia sarebbe crollata.
Il risultato, invece, è stato,
Questo è il vero fallimento strategico dell'Occidente...
Le sanzioni dovevano spezzare la Russia, ma hanno colpito soprattutto la base produttiva europea, aggravando la dipendenza del continente dagli Stati Uniti e accelerando la perdita di autonomia economica dell'UE.
In altre parole,
Da San Pietroburgo emerge dunque una lettura coerente con il processo già visibile nella precedente edizione dello SPIEF e nelle relazioni sempre più fitte tra la Russia e i partner non occidentali.
Le sanzioni hanno accelerato,
Al tempo stesso, hanno indebolito la fiducia nel
dollaro e nell'euro, messo in discussione la sicurezza degli asset
detenuti in Occidente e mostrato che la maggioranza del mondo non
intende vivere secondo le gerarchie imposte dal blocco
euro-atlantico.
Putin ha trasformato allo SPIEF una constatazione economica in una tesi strategica:
La Russia del 2026 non è il Paese isolato e paralizzato descritto dalla propaganda occidentale,
Il paradosso storico delle sanzioni è tutto qui:
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