Per cominciare, Aleksandr,
qual è, secondo lei, la caratteristica fondamentale del nostro
tempo?
"La perdita dell'identità nazionale, religiosa, sessuale,
individuale.
Il nostro è un mondo sempre più virtuale in
cui si dissolvono tutte le forme stabili che definivano l'Essere
e l'uomo.
Siamo entrati nella società liquida di cui
parlava Zygmunt Bauman. L'ideologia del mondo moderno è
post-umana. Ma noi dobbiamo salvare l'uomo, la sua identità.
Chi lotta contro l'identità, lo dico da
sempre, lotta contro l'uomo. Non c'è uomo senza identità".
Come reagire a questa perdita d'identità?
"Optando per il Soggetto Radicale, la sola risposta alla
disumanizzazione del mondo tecnologico, un mondo solidificato,
pietrificato, una delle cui forme più avanzate è
l'Intelligenza
Artificiale.
Non possiamo uscire dalla crisi richiamandoci
a quei concetti classici classe, individualismo, liberalismo,
nazionalismo che hanno causato la disumanizzazione stessa.
Dobbiamo basarci invece su qualcosa di più
profondo, indistruttibile, sull'idea di un Uomo Eterno.
Da qui nasce il Soggetto Radicale, che sorge
nella sua forma più chiara e pura nell'estrema oggettivizzazione.
Non è dunque un recupero del passato.
Non dobbiamo fare un passo indietro ma in
avanti.
Il Soggetto Radicale può sorgere solo a Mezzanotte".
Com'è nata in lei l'idea di questo Soggetto,
risposta esistenziale alla crisi?
"A partire dall'idea di uomo differenziato formulata da
Julius Evola in Cavalcare la tigre.
L'uomo differenziato non difende la
Tradizione perché ne fa parte, ma perché non può vivere in un
mondo senza Tradizione.
Non è una forma d'inerzia ma l'avanguardia
estrema, una lotta contro la post-modernità (e la
post-contemporaneità), la restaurazione della sacralità da parte
di un tipo umano che si schiude solo nell'occhio del ciclone, al
centro della massima dissoluzione".
A proposito di postmoderno... È questo stato a
caratterizzare oggi Stati Uniti ed Europa?
"L'ideologia dominante a livello mondiale è post-moderna.
Sopravvivono ancora residui moderni, ma pian
piano stanno scomparendo. Il postmoderno è essenzialmente
negativo, nel senso che è la negazione di tutti gli aspetti
della modernità.
Non è solo una corrente artistica o
letteraria, ma la forma assunta oggi dalla cultura dominante, la
quale distrugge le identità che caratterizzavano la modernità.
Ma, facciamo attenzione:
poiché il moderno a
sua volta nega la Tradizione, il postmoderno è la negazione
della negazione.
Esso inizia quando la modernità ha distrutto
tutti gli aspetti premoderni.
Noi ci troviamo proprio in questa
fase storica.
È un futuro che è già presente.
La postmodernità è l'apocalisse delle
civiltà, una forma di satanismo e nichilismo in cui proliferano,
Ecco i segni della civiltà postmoderna...
Ma tutto questo, come dicevo, può dar luogo a
nuove forme di reazione, non basate su idee vecchie ma su
principi eterni.
Non si può reagire contro lo status quo
appoggiandosi alle forme tradizionali. Qui nasce la rivolta del
Soggetto Radicale, impossibile nella modernità.
La postmodernità è il luogo culturale ed
esistenziale propizio al risveglio del Soggetto Radicale".
Come si colloca il Movimento Eurasiatista, di
cui sei uno dei maggiori rappresentanti, in questa fase storica?
Anzitutto, su cosa si fonda l'Eurasiatismo?
"L'Eurasiatismo è una corrente che prende le mosse dalla
molteplicità delle civiltà.
È una visione basata su una teoria del
mondo
multipolare, che considera la Russia non in senso nazionale, ma
come una di queste differenti polarità.
Ve ne sono altre, come,
-
l'India
-
la Cina
-
l'Europa
-
l'Africa
-
il mondo musulmano...
Sono civiltà
differenti, che vanno riconosciute nelle loro specificità
assolute.
L'Eurasiatismo sostiene che la civiltà
eurasiatica non può essere giudicata secondo i criteri
dell'Occidente postmoderno.
Difende la civiltà russo-ortodossa ma anche
tutte le altre, che possono benissimo essere diverse da quella
dominante, liberale, globalista e mondialista.
Non ha niente a che vedere con il
fondamentalismo, proprio perché ammette e difende l'esistenza e
la legittimità di tutte le civiltà.
È una forma di pluralismo filosofico, secondo
cui,
le varie culture, le varie civilizzazioni, possono
coesistere, senza necessariamente annullarsi o lottare tra loro.
L'Eurasiatismo non è la difesa nazionalista
della Russia ma dell'identità di tutti i popoli dall'aggressione
perpetrata dall'Occidente moderno.
È una forma del tutto contraria
all'unificazione liberale e postmoderna, all'One World, allo
Stato Globale...".
Un globalismo che i risultati delle recenti
elezioni europee hanno fatto vacillare…
"In questi risultati io vedo l'insorgere di un'immensa volontà
popolare contro la dominazione totalitaria e impositiva del
globalismo, del pensiero europeista.
È ovviamente un passo verso la vittoria, non
la vittoria stessa.
È un cambio radicale nella storia della
postmodernità:
una rivolta contro il mondo post-moderno, una
forma di protesta dei popoli che non accettano di essere
annientati dalla strategia suicida dei liberali, ma scelgono
liberamente di insistere sulla propria identità.
È proprio qui che entra in gioco la necessità
di un'alternativa al globalismo, per salvare le identità degli
uomini e dei popoli, per salvare l'Essere...
Quest'alternativa non va cercata nel
fascismo, nel comunismo o nel vecchio liberalismo, ma in una
forma nuova che sappia rispondere alle sfide poste
dall'attualità.
Fondamentali saranno la Quarta Teoria
Politica, la Teoria del mondo multipolare e il Soggetto
Radicale, principi metafisici di una lotta contro
la
globalizzazione per salvare i popoli, l'uomo, il sacro, la
tradizione, la dignità umana"...