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di Antonino Galloni
22 Luglio 2026
dal Sito Web
MEER

Il mondo appare
sempre più multipolare:
gli equilibri tra le
grandi potenze si ridefiniscono,
mentre il futuro
dell'ordine internazionale
resta ancora
incerto...
Superpotenze,
guerre
regionali
e sistema
economico:
perché gli
attuali equilibri
non
bastano a costruire
una
pace duratura...
L'azione e le prospettive delle principali
superpotenze, il livello degli squilibri regionali, le risposte ed i
limiti interni a ciascun Paese:
ecco i tre ambiti da cui cercheremo di
partire allo scopo di capire qualcosa di significativo.
USA, Federazione Russa,
Repubblica Popolare Cinese (e, da non escludere, l'India),
sembrano incamminate su un accordo adeguato
ai tempi che si stanno vivendo e, allo stato attuale delle cose,
relativamente tranquillo:
nessuno è in grado di traguardare scenari
adeguati nel lungo termine (al di là delle solite cosucce in
campo tecnologico, informatico e via dicendo).
Ma, a breve e medio termine, un tacito
accordo e la prospettiva di un accordo palese
appaiono abbastanza verosimili.
Si tratta solo di definire meglio alcune questioni in sospeso che,
non ostante la loro gravità, come,
...costituiscono solo degli intralci -
inquietanti, pericolosi, d'accordo - ma secondari, rispetto al
"grosso" della faccenda:
le tre-quattro superpotenze citate
hanno prospettive, interessi prevalenti e comportamenti volti
più a smussare od eliminare i conflitti che non il contrario.
Scendendo di livello, invece, il quadro muta
radicalmente in peggio, come è dato di vedere quotidianamente:
non ci sono le condizioni di una convivenza o
coesistenza pacifica in quasi tutte le situazioni o regioni del
mondo dove si registrano conflitti, quasi sempre armati,
sanguinosi, devastanti per le popolazioni coinvolte.
Alla soluzione (sufficientemente pacifica) di
detti conflitti contribuiscono - ma in misura non abbastanza
efficace - le prospettive di tutt'altra natura avanzabili da parte
delle superpotenze:
troppo gravi e ataviche sono le radici dei
conflitti che richiederebbero una regia mondiale, ben diversa,
di natura
extraterrestre o
divina che,
facciamocene una ragione, allo stato dei fatti, "non" ci sono...
In alternativa,
lo scorrere del tempo, l'esaurirsi delle
munizioni, un dialogo diverso tra i giovani delle varie comunità
ancora in conflitto tra loro e, soprattutto, un ruolo del tutto
diverso e prorompente dell'elemento femminile (libero
dallo scimmiottamento degli errori maschili) dentro le
rispettive società,
...potrebbero rappresentare quella speranza di
cui c'è tanto bisogno.
Al fondo di tutto (terzo e ultimo livello) stanno l'insufficiente
realtà e la mancanza di prospettive, senza un profondo cambiamento
del modello di formazione della ricchezza, per quanto
riguarda le basi economiche di ciascun Paese:
-
quelli considerati poveri perché non
riescono a produrre abbastanza
-
quelli ricchi perché producono troppo e
poi non sanno che farsene
-
nel mezzo, un discreto novero di Paesi
che aspira a miglioramenti economici (che, molto spesso
sembrano alla portata delle strategie delle classi sociali
che hanno un peso nella Politica e nella Storia) quasi
sempre non indirizzati nel modo giusto...
Quest'ultimo sembra avere a che fare con le
caratteristiche peculiari della razza umana:
-
l'ingovernabile ed inutile - se non
dannosa - ricerca di massimizzazione del controllo
individuale sui beni materiali (a prescindere dalla loro
scarsità)
-
l'insufficiente capacità di rispondere
adeguatamente a tutti i bisogni immateriali
della popolazione
Si potrà dire che il primo aspetto tende a
prevalere nelle realtà che si definiscono più povere, arretrate
o in via di sviluppo.
Mentre il secondo riguarda maggiormente (pur
senza escludere o limitare gli aspetti propri della
disponibilità di beni materiali) le realtà definibili come
particolarmente avanzate, progredite,
post-industrializzate...
Storicamente, i grandi pensatori dell'umanità
hanno cercato di attrarre l'attenzione dei propri seguaci sugli
aspetti distributivi (del reddito) o di giustizia sociale.
I loro critici, invece, dovendo sostenere il
mondo così com'era, hanno teorizzato,
-
chi l'impossibilità di modificare
radicalmente le cose
-
chi la superiorità di qualsiasi
equilibrio sociale ottenuto grazie alla corrispondenza tra
le capacità - in qualsiasi modo espresse - ed i risultati
ottenuti
La Storia ha, comunque, dimostrato che il
perseguimento dell'utilità individuale (a maggior
ragione se esclusivistica o giù di lì),
non determina un adeguato benessere della
comunità, ma solo un mondo di ingiustizie da legittimare e
difendere con tutti i mezzi possibili (mezzi, in genere, a
disposizione di chi le
posizioni di potere le
aveva già ottenute per diritto, discendenza, forza e furbizia).
Non sappiamo quanto le società primitive (prive
della disponibilità e della ricerca affannosa di mezzi monetari)
fossero più eque di quelle "evolute", ma un aspetto siamo in grado
di comprenderlo:
i meccanismi economici e monetari
legati al
debito, soprattutto nelle
società più ricche od evolute, oggigiorno, non sono più in grado
di garantire una situazione sociale non disagevole.
Le ragioni sono fondamentalmente due:
-
la redditività degli investimenti non è
più sufficiente a remunerare tutti i costi nella gran parte
dei casi (in Italia, ad esempio, rasenta il 95% delle
imprese censite)
-
il 70% delle produzioni immateriali
necessarie a sostenere un adeguato servizio sanitario,
educativo, del trasporto, della manutenzione degli immobili,
di protezione dell'ambiente, di valorizzazione del
patrimonio esistente, di recupero dei beni artistici ed
archeologici, di pieno sviluppo delle capacità creative
degli umani e del loro benessere fisico e spirituale, non è
approntabile alle condizioni
capitalistiche e di
mercato.
In altre parole,
vi hanno accesso solo un 15% di benestanti
(che possono pagare tali servizi) ed un altro 15% circa di
nullatenenti che hanno accesso all'assistenza pubblica.
Cerchiamo, allora, per arrivare a una conclusione
che ci riporti all'inizio del presente ragionamento, volto a
cominciare a identificare cosa non funziona nei
vari momenti della vita sociale locale e internazionale, di
volgere il nostro sguardo alle origini del problema.
Il passaggio da una situazione primitiva (in cui la moneta non
esiste nemmeno come unità di conto o di misura ed è, quindi,
caratterizzata dal baratto vero e proprio) ad un'economia dove lo
scambio presuppone una condivisa o, al limite, condivisibile,
valutazione dei beni e dei servizi grazie alla moneta (ciò che non
ha niente a che vedere con il baratto):
esso ha portato con sé una successiva
esigenza, quella di un mezzo materiale per effettuare i
pagamenti.
Se, infatti, questo mezzo non esistesse (ma solo
la valutazione dei beni e dei servizi in funzione di una comune
unità di misura), sarebbe escluso o fortemente limitato il fenomeno
- a qualsiasi livello - di accumulazione (controllo, proprietà,
possesso) di detti mezzi.
La loro funzione sociale-commerciale comporta un
riferimento al valore della moneta come merce (aspetto stigmatizzato
già da Aristotele), sicché essa (la moneta) assurge a
principale riferimento del valore stesso:
processo agevolato e supportato da eventuale
"sottostante" o, ancora, dal valore intrinseco del mezzo fisico,
come nel caso dei metalli più pregiati perché scarsi.
In alternativa, gli umani escogitarono metodi di
contabilità ovvero di annotazione dei prezzi o valori di
riferimento, allo scopo di giungere ai saldi:
ai vari livelli del commercio, dunque, non si
doveva possedere tutta la moneta necessaria, ma solo quella
corrispondente ai saldi, in genere, temporali, mensili o
annuali, difficilmente pluriennali (molto spesso in occasione di
fiere e mercati ricorrenti).
La moneta, dunque, si sdoppia:
-
quella scritturale o, potremmo dire,
potenziale, finanziaria, "futura"
-
quella materiale, quest'ultima simbolo o,
precisamente, simulacro della ricchezza... l'oro ne è
l'espressione più conosciuta e riconosciuta
Orbene, il debito è sostenibile in quanto il
reddito che si forma (a seguito di varie attività) lo superi
aritmeticamente.
Paradossalmente, quindi, se i saldi fossero
sempre a pareggio o ci fosse un'autorità che - in base a regole o
condizioni socialmente condivise - portasse i saldi stessi ad essere
soddisfatti (pagati, cancellati, spinti in avanti nel tempo o
consolidati), allora,
la moneta non servirebbe più,
ovvero il debito non sarebbe più dominante.
E l'obiettivo di ogni ordinamento sarebbe quello
di calcolare, con adeguata esattezza, di quanti beni e servizi la
comunità stessa necessita.
In fondo, era questa l'idea di Keynes a Bretton Woods:
una moneta (si fa per dire) che consentisse
ai Paesi in ritardo di sviluppo di sostenere i saldi in
disavanzo delle proprie bilance commerciali, per dotarsi di un
apparato produttivo industriale che li rendesse, anche, più
liberi e più autonomi), idea che fu bocciata dagli USA che
volevano dominare il mondo da creditori (allora legati all'oro).
Sganciare il valore dal
debito, sarebbe un passo fondamentale per cominciare ad
affrontare la soluzione dei problemi a partire dalle dimensioni
locali e nazionali, nella prospettiva che la saldatura con le
cosiddette superpotenze contribuisca a quella crescita di
coscienze necessaria al superamento dei conflitti che stanno
caratterizzando, attualmente, troppe aree del Pianeta...
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